giovedì 7 luglio 2011

Molto rumore per nulla

Erri De Luca mi è simpatico. E' piacevole vederlo in tv, il timbro di voce, i gesti. Meno piacevole leggerlo.
Ho letto Non ora, non qui, ma ho aspettato di finire anche Tu, mio per poter confermare un'impressione, e ammetto che mi ci è voluto inaspettatamente tanto. Ogni racconto di De Luca distilla un emozione, ed ogni pagina ne è una goccia. O almeno questa è l'intenzione, perchè di quelle gocce se ne avverte solo il profumo, che vola via presto. De Luca parla in versi - e risultati come "Salì un terzo di luna perdendo la buccia rossa sul lastrico dell'acqua ferma" fanno venir voglia di abbracciarlo e volergli bene. Ma sono piccole perle di un insieme tutto sommato stucchevole. In Non ora, non qui, il primo piano sulla figura della madre, si allarga su un campo totale a comprendere altre figure e spazi - e tempi - le cui connotazioni emotive e sensoriali sono certamente note a chi scrive, che non le indica tuttavia a chi legge; le accenna con gesti imprecisi, con piccoli cenni del capo. Prego? E quindi?! Vogliamo arrivare da qualche parte?! Un ricordo autocompiaciuto, fine a se stesso. In Tu, mio il pretesto del racconto è un amore estivo fugace eppure importante. Il linguaggio è tutt'altro che estivo però, è invernale, pesante, mistificatorio. "Non so cosa ti ho fatto ragazzo, non lo voglio sapere. Mi sei venuto incontro in offerta e io ti ho chiamato mio, perchè mio padre era là addosso a te e dentro" Ma che cos'è, la parafrasi del Cantico dei Cantici?! E' un discorso diretto! Nessuno parla così! Tanto meno degli adolescenti! Sembra la Marchesini nei Promessi Sposi televisivi: "Oh...Renzo! Oh...Renzo!" Ma che è!? De Luca scrive come se dipingesse a rapide pennellate. Anzi no, non lo fa davvero. In realtà mima il gesto di dipingere. E dalle poche linee che toccano la tela non se ne ricava nessun contenuto. Vorrebbe parlare della Vita partendo dalle sue rappresentazioni in scala ridotta, vorrebbe rendere palese una visione d'insieme tracciandone le sfumature senza i contorni. Benissimo. Lodevole. Non è il primo a non riuscirci. Le buone intenzioni ci sono ma il risultato è deludente. E' un continuo incipit. E' un loop di una stessa immagine, sfocata e senza sviluppo. Più che un'emozione, è un'emotività. Salta agitato da un pensiero a un altro, senza riuscire a realizzare la consistenza di una prosa in versi. Manca di coerenza. Ho come l'impressione che sia il mezzo (la forma espressiva) ad essere errato, non la sostanza ad essere povera. Il suo particolare sguardo sulle cose sarebbe più adatto alla forma poetica tradizionale, invece che all'esposizione narrativa. Allora sì che otterrebbe l'effetto cercato con i racconti!  Voglio dire, è come se avesse seminato su un terreno sbagliato, per cui la pianta non cresce o cresce sghemba e brutta. Se seminasse quello stesso seme in un terreno più adatto, magari otterrebbe quanto si promette di realizzare. Opinione mia, eh!

Nessun commento:

Posta un commento