mercoledì 20 luglio 2011

Biophilia

Il 26 settembre prossimo uscirà il nuovo album di Björk. Ma parlare semplicemente di album fa così anni 90! Invece Biophilia è tanto 2011, è un progetto artistico più ampio, perfettamente inserito nello spirito dei tempi, in sintonia con le nuove tecnologie e allo stesso tempo seguace di quel flusso di iniziative in cui gli abitanti del pianeta si stanno riversando per fare la pace con l'ambiente-natura e riprendere i contatti con l'Universo. Pianeti, stelle, galassie, nove e tempeste solari, materia e gas in continua espansione, e rumori, i rumori di questo stiracchiamento cosmico, i suoni dello spazio, di cui tempo fa avevo visto una elaborazione e di cui Björk rievoca l'impronta sonora, sintonizzandosi direttamente con il nostro di pianeta, con i piccoli scricchiolii dei minerali, e il fruscio delle polveri rocciose, e gli urti delle molecole, e le vibrazioni dell'elettricità, cercando di editare le sonorità intime di questa Madre Terra - il suono del celeste modificato (che ho scoperto in questa occasione essere uno strumento musicale oltre che un colore), simile ad un carillon, che culla, che dondola, che ipnotizza. Come se gli elementi chimici fossero note, organizzate su spartiti di formule. E l'idea è quella di utilizzare la natura, non solo per produrre energia, ma per convertire poi quell'energia, quegli impulsi elettrici, in suoni ed effetti luminosi, unendo musica, visual art, scienza e tecnologia. Dopotutto siamo nell'epoca del suono elettronico e dell'IPad! Che infatti è stato usato per incidere parti del disco e che ricopre un ruolo fondamentale nel progetto. L'attenzione sul cd è decentrata: il progetto prevede la distribuzione dell'album sottoforma di app (per IPad, IPhone, ecc) che farà da box su cui si potranno montare le tracce del disco man mano che saranno rilasciate. Diventa quindi tutto multimediale, con inclusi video che uniscono elaborazioni grafiche di strutture chimiche e geometrie elementali a mappe dello spazio acquisite dalla Nasa e dall'Agenzia Spaziale Europea. Ma ecco la cosa che mi fa impazzire. Per produrre i suoni sono stati creati degli strumenti ad hoc! Sembrano dei progetti per esperimenti di fisica elementare, che sfruttano ad esempio la gravità o le onde elettromagnetiche che poi diventano note grazie alla lettura da parte di strumenti digitali, tutto ciò impostato come vere e proprie performance in cui la suggestione sonora si unisce alla fascinazione visiva per questi oggetti e al dinamismo degli effetti luminosi (oltre che dell'apparato strumentale stesso). Il video del post mostra la presentazione del progetto al Festival Internazionale di Manchester, nel cui contesto Björk si è esibita in alcuni live e in cui sono state presentate queste nuove elaborazioni strumentali. Insomma, la cosa mi piace perchè è un progetto collettivo, una sovrapposizione di prospettive, un concept, che porta la creatività al massimo, proiettandoci verso il futuro!

domenica 10 luglio 2011

In fieri

     
Tristezze - numero 1


A: (ridendo) certo che tua figlia è proprio un maschiaccio! E' uscita fuori proprio un maschiaccio!
B: Eh, (indicando la moglie incinta del maschietto) basta che l'altro non esce un po'...un po' femmina! 
(risate)


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Tristezze - numero 2


B: l'altro giorno stavo parlando col mio amico ciclista. Allora sai, lui viene da me...perchè non mi dice mai bene le cose, no...allora viene e mi fa: "dai, così e così...ti presento mio figlio - lui tanto aveva parlato di sto figlio - allora, dico, conosciamo il figlio! Vado e (mima una stretta di mano) mi fa (arrangia la voce in tono stridente, affettato e ammiccante) "piacere, sono Giacomo!"
(risate)
B: (continuando a ridere) non me l'aveva detto che il figlio era...un po' così!



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 Tristezze - numero 3


(facoltà di Lettere e Filosofia) (sic!)
C: (camminando e parlando con D) bè, e mica serviva che Tiziano Ferro ci dicesse che è gay per sapere che fa schifo come cantante!


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giovedì 7 luglio 2011

Molto rumore per nulla

Erri De Luca mi è simpatico. E' piacevole vederlo in tv, il timbro di voce, i gesti. Meno piacevole leggerlo.
Ho letto Non ora, non qui, ma ho aspettato di finire anche Tu, mio per poter confermare un'impressione, e ammetto che mi ci è voluto inaspettatamente tanto. Ogni racconto di De Luca distilla un emozione, ed ogni pagina ne è una goccia. O almeno questa è l'intenzione, perchè di quelle gocce se ne avverte solo il profumo, che vola via presto. De Luca parla in versi - e risultati come "Salì un terzo di luna perdendo la buccia rossa sul lastrico dell'acqua ferma" fanno venir voglia di abbracciarlo e volergli bene. Ma sono piccole perle di un insieme tutto sommato stucchevole. In Non ora, non qui, il primo piano sulla figura della madre, si allarga su un campo totale a comprendere altre figure e spazi - e tempi - le cui connotazioni emotive e sensoriali sono certamente note a chi scrive, che non le indica tuttavia a chi legge; le accenna con gesti imprecisi, con piccoli cenni del capo. Prego? E quindi?! Vogliamo arrivare da qualche parte?! Un ricordo autocompiaciuto, fine a se stesso. In Tu, mio il pretesto del racconto è un amore estivo fugace eppure importante. Il linguaggio è tutt'altro che estivo però, è invernale, pesante, mistificatorio. "Non so cosa ti ho fatto ragazzo, non lo voglio sapere. Mi sei venuto incontro in offerta e io ti ho chiamato mio, perchè mio padre era là addosso a te e dentro" Ma che cos'è, la parafrasi del Cantico dei Cantici?! E' un discorso diretto! Nessuno parla così! Tanto meno degli adolescenti! Sembra la Marchesini nei Promessi Sposi televisivi: "Oh...Renzo! Oh...Renzo!" Ma che è!? De Luca scrive come se dipingesse a rapide pennellate. Anzi no, non lo fa davvero. In realtà mima il gesto di dipingere. E dalle poche linee che toccano la tela non se ne ricava nessun contenuto. Vorrebbe parlare della Vita partendo dalle sue rappresentazioni in scala ridotta, vorrebbe rendere palese una visione d'insieme tracciandone le sfumature senza i contorni. Benissimo. Lodevole. Non è il primo a non riuscirci. Le buone intenzioni ci sono ma il risultato è deludente. E' un continuo incipit. E' un loop di una stessa immagine, sfocata e senza sviluppo. Più che un'emozione, è un'emotività. Salta agitato da un pensiero a un altro, senza riuscire a realizzare la consistenza di una prosa in versi. Manca di coerenza. Ho come l'impressione che sia il mezzo (la forma espressiva) ad essere errato, non la sostanza ad essere povera. Il suo particolare sguardo sulle cose sarebbe più adatto alla forma poetica tradizionale, invece che all'esposizione narrativa. Allora sì che otterrebbe l'effetto cercato con i racconti!  Voglio dire, è come se avesse seminato su un terreno sbagliato, per cui la pianta non cresce o cresce sghemba e brutta. Se seminasse quello stesso seme in un terreno più adatto, magari otterrebbe quanto si promette di realizzare. Opinione mia, eh!