martedì 17 maggio 2011

Le candeline rosa

Ieri un ventesimo compleanno. Effetto sorpresa, palloncini, torta. Con candeline rosa sopra. Fatto che è stato, non una, ma ben due volte sottolineato durante la seraata. Non occorre che io spieghi il genere di sottotesto implicito in simili battute, di quel genere cioè la cui ragione si basa sul collegamento antitetico tra rosa e maschio, la cui ironia si gioca sul fatto che l'attribuzione ad un uomo di un connotato convenzionalmente (ripeto, convenzionalmente) attribuito al genere femminile metta in dubbio, sminuisca la sua virilità. Tuttavia proprio questa singolare attenzione per i piccoli oggetti, e l'attribuzione di un certo valore al colore, e ancora l'idea di virilità che c'è dietro - perchè dietro le parole c'è sempre un'idea, un pensiero, una forma mentis - più adatta ai cosidetti secoli bui (o all'asilo) che ad ambienti universitari, non mi hanno fatto prendere sonno, motivo per cui scrivo tutto ciò alle 2:30 del mattino.
Tralasciamo il fatto che se una persona sente minata (e minabile) la sua appartenenza ad un genere (o ad un orientamento) sessuale dal solo colore di una manciata di candeline, diciamo che c'è qualcosa alla base già minato (insicuro) di suo. Siamo nel 2011 e ancora molti miei consessuali ritengono che il valore di un uomo si giudichi da atteggiamenti smaccatamente "virili" e dalla prontezza con cui il proprio membro si erge in situazioni non necessariamente circoscritte all'ambito sessuale. Che la virilità sia fatta di gesti esteriori, teatralmente ostentati, l'uomo che non deve chiedere mai, che schiocca le dita e compare la macchina e la ragazza perde i vestiti, come nella pubblicità. Scrive H.D.Thoreau: "un uomo [...] riconoscibile come tale dallo sviluppo del suo organo di "aggregazione", da una chiara mancanza di intelligenza e da un'allegra sicurezza di sè" (compiaciuti, ovviamente, dall'essere riproduttivamente capaci). Ebbene la virilità non ha nulla a che fare con tutto ciò. Significherebbe altrimenti abbassare l'essere umano ad un sistema di valori più adatto alla fauna della savana (in cui un leone, ad esempio, è maschio, quindi al di sopra, quindi virile, se riesce a sormontare la femmina; capacità che nel maschio umano viene sminuita, quindi egli reso inferiore, dall'attribuzione di caratteri ritenuti femminili, come il rosa, nel nostro caso) che a bipedi produttori di scienza e letteratura con milioni di anni di evoluzione alle spalle. Piccola parentesi: la questione del colore. In realtà prima della Grande Guerra la distribuzione dei colori verso i generi era esattamente invertita: il blu era colore più femminile, perchè associato al velo virginale della Madonna (nelle statue e nei dipinti è blu), mentre il rosa era considerato una variante più
chiara del rosso, colore della passione e della potenza, del toro, ecc. Ancora, in epoche più recenti, un'intera squadra di calcio, sport stereotipicamente macho per eccellenza, indossava una divisa completamente rosa (la Juventus). Chiusa parentesi. Questo per dire che i colori non hanno genere sessuale, ma semmai vi sono attribuiti per convenzione, per soddisfare un'esigenza.
Da cui invece vengono separati e sovraestesi a tutto il campo dell'identità di genere, vincolando gli uomini ad aderire ad un certo modello (di gusti, di abbigliamento), che è di per sè una limitazione alla libera espressione della propria persona (e personalità), una castrazione autoimposta. Rendendoli così guardinghi: "Oddio, se dico questa cosa, se indosso quest'altra, sarà da femmina (da finocchio)?". 
Ora se simili basse associazioni posso comprenderle da un adulto di un'altra epoca con scarso livello di scolarizzazione, o me le aspetto quanto meno da un bambino delle elementari, non le concepisco proprio possibili nella mente di ventiquattrenni contemporanei (universitari per giunta, che non è un dettaglio).
A mio avviso, essere virili significa ben altro. La virilità sta nel prendersi le proprie responsabilità, nell'affrontare la vita e il dolore a testa alta, nel coraggio delle proprie idee, nell'agire non solo quando possiamo ricavarne un beneficio, ma anche quando non ci conviene, perchè è giusto, perchè ci crediamo. Nell'essere se stessi sempre a prescindere dalle opinioni altrui, impavidi. Dall'amare il prossimo anche quando ci odia. Dallo stare in piedi quando tutto ci crolla addosso. Dal non mettere davanti alle persone la propria stanchezza. Dal vivere la vita (e la morte) con le palle, metaforicamente parlando.
E' questo il modello di virilità a cui mi ispiro (e a cui aspiro). Una autentica, solida, in quanto non esteriore, non meramente estetica, non artefatta.
Una virilità questa, tranquilla di fronte a candeline rosa, che sono solo candeline rosa.

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